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Riclassificazione finanziaria dello Stato Patrimoniale

Perchè procedere alla riclassificazione dello Stato Patrimoniale ? Lo schema di bilancio fornisce i dati in una forma che non è adatta per l’analisi dello stato aziendale. Necessita quindi una riclassificazione di tali valori, aggregandoli e disaggregandoli per adeguarli alle esigenze della valutazione che si desidera compiere.

I soli dati di bilancio possono essere anche insufficienti allo scopo, per cui sarà necessario attingere direttamente alla contabilità o a informazioni extracontabili per realizzare un’analisi completa. Ciò però al momento esula dallo scopo del presente articolo, che vuole rappresentare esclusivamente un primo approccio pratico ad una materia complessa com’é quella dell’analisi di bilancio.

Nello specifico lo Stato Patrimoniale può essere riclassificato secondo due logiche:

  • Il criterio finanziario in base al quale i valori patrimoniali sono classificati secondo la tempistica di trasformazione in liquidità per gli elementi dell’attivo, e di assorbimento di liquidità per estinzione degli elementi del passivo. Generalmente il periodo preso come riferimento è di 12 mesi. Le voci dell’attivo vengono rappresentate in ordine di liquidità crescente, mentre quelle del passivo in ordine di esigibilità crescente.
  • Il criterio funzionale che si basa sulla correlazione che i singoli valori presentano con lo svolgimento dell’attività aziendale e come si collocano rispetto alle diverse aree gestionali.

Il criterio di riclassificazione finanziario viene spesso utilizzato perchè più semplice ed immediato, e perchè agevola l’eventuale comprensione di quello funzionale. Schematicamente si aggregano le attività e le passività in due gruppi, distinguendo valori non correnti (liquidabili o esigibili oltre 12 mesi) e valori correnti (liquidabili o esigibili entro 12 mesi).

Facendo riferimento alle singole voci come da modello civilistico (art. 2424 c.c.), la riclassificazione dello Stato Patrimoniale può essere rappresentata come da tabella seguente:

Si giunge quindi allo schema classico, nel quale le attività non correnti vengono definite attivo fisso, le attività correnti vengono dette attivo circolante (a sua volta suddiviso in disponibilità, liquidità differita e liquidità immediata, sempre in virtù del principio della liquidabilità crescente), le passività non correnti diventano passivo consolidato e le passività correnti, passivo corrente.

Tale riclassificazione dello Stato Patrimoniale diventa appunto necessaria per poter indagare, attaverso appositi indici, parametri e flussi, la condizione dell’impresa e poter prendere le opportune decisioni, anche attraverso un più complesso e articolato sistema di controllo di gestione.

 

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